Le Lettere di Antonino

di Pradd Mill

Lettera n.10 – Conclusione: un cammino che continua

Lettera finale

E così sono arrivato alla fine di questo viaggio, o forse soltanto ad una tappa.

Perché nella vita non si arriva mai davvero, si cammina e basta.

Si impara, si cade, ci si rialza, si ama, si perde, si ritrova.

Ogni giorno è un passo in più verso qualcosa che non si vede, ma che si sente dentro.

Scrivere queste lettere è stato come guardarmi allo specchio.

Non sempre è stato facile, perché a volte le parole costringono a scavare dove si preferirebbe non tornare.

Ma ogni riga è nata dal desiderio di capire meglio me stesso, e forse anche di aiutare qualcun altro a fare lo stesso.

Non ho la pretesa di insegnare niente, ma solo di condividere quello che ho compreso nel mio piccolo cammino: che la vita, nonostante tutto, è un dono.

Ci sono giorni in cui tutto sembra pesante, e altri in cui una piccola luce ti basta per continuare.

Ho imparato che la fede non è certezza, ma fiducia.

È credere anche quando non vedi, sperare anche quando non capisci, amare anche quando non sei ricambiato.

E quella fiducia ti porta avanti, ti sostiene, ti guida piano piano verso la tua casa interiore.

Mi sono chiesto tante volte se ho fatto abbastanza, se ho seguito davvero la mia "chiamata nella chiamata".

La risposta è che ci provo, ogni giorno.

Non sempre ci riesco, ma continuo a provarci.

E forse è questo il senso di tutto: non arrendersi mai alla stanchezza dell'anima.

Vorrei che chi legge queste pagine sentisse un po' di pace.

Che trovasse tra le righe una voce familiare, come quella di un amico che ti parla piano e ti dice: "Non sei solo."

Perché non lo siamo davvero mai.

C'è sempre Qualcuno che cammina accanto a noi, anche quando pensiamo di essere nel deserto.

E quando non lo sentiamo, è proprio lì che ci sta portando in braccio.

Il cammino non finisce qui.

Ogni fine è solo un inizio mascherato, ogni punto è un nuovo respiro.

Domani sarà un altro giorno per imparare ad amare, per chiedere scusa, per dire grazie.

E finché avrò fiato, continuerò a scrivere, a parlare, a testimoniare che la luce è più forte del buio, e che l'amore è più forte della morte.

La "chiamata nella chiamata" non è una meta, è un ritmo, un battito che accompagna ogni passo.

È il ricordo di chi siamo e la speranza di ciò che diventeremo.

E se anche oggi, mentre leggi queste parole, senti dentro di te una piccola voce che ti invita ad alzarti, a ripartire, ad amare ancora — allora sì, la chiamata ha raggiunto il suo scopo.

Non importa quanto sia lunga la strada, l'importante è non dimenticare la direzione.

E quando arriverà l'ultimo passo, spero di poter sorridere e dire:

"È stato bello camminare. Adesso torno a casa." 🌿 Fine... o forse soltanto l'inizio.

Con affetto,
Antonino +