Lettera n.2 – La Prima Chiamata
Non ho scelto io di venire al mondo. Qualcuno, da qualche parte, ha pronunciato il mio nome e da quel momento la mia storia ha avuto inizio.
È come se avessero detto: "È il tuo turno". E così sono sceso giù, dentro questa vita che a volte mi è sembrata troppo stretta, altre volte infinita.
Sono nato il 29 luglio 1975. Ogni volta che guardo quel numero mi sembra di sentire un codice, una formula che ancora non ho decifrato.
Forse è un segno, o forse solo una data. Ma dentro di me sento che nulla è per caso.
La prima chiamata è quella che non senti con le orecchie, ma con l'anima. È la chiamata della vita stessa, che ti dice: "Vai, vivi, impara".
E io sono andato, spesso inciampando, spesso senza capire dove mi trovassi.
Crescendo ho capito che il mondo non è una casa sicura. Ci sono scorpioni e serpenti che ti osservano, e non sempre sono animali.
Sono persone, situazioni, abitudini, pensieri. Il veleno non lo senti subito: ti accarezza piano, ti addormenta, ti illude.
Il morso del peccato, quello sì che è subdolo. Ti dà piacere per un momento e poi ti lascia vuoto, senza forza.
È come un cioccolatino che sembra dolce ma dentro ha l'amaro del rimorso.
A volte penso che la vita sia una grande prova di equilibrio. Devi camminare tra le ombre senza lasciarti trascinare dentro.
E quando arrivi a sera, se sei ancora lucido, se sei ancora sobrio dentro, puoi dire: "Anche oggi sono tornato a casa sano e salvo".
Perché non basta sopravvivere. Bisogna rimanere vivi dentro.
La prima chiamata, allora, non è solo nascere. È restare fedeli a quella scintilla che ci ha fatti venire qui.
È non dimenticare la strada del ritorno.
Perché un giorno, quando il corpo si spegnerà, dovremo tornare a Casa.
E sarà importante ricordare da dove siamo partiti.
Con affetto,
Antonino +