Lettera n.4 – L'infanzia: imparare a camminare tra i pericoli
L'infanzia è quel tempo in cui tutto sembra grande: la casa, la strada, le persone, i sogni.
E tu sei piccolo, ma pieno di curiosità.
Ogni cosa è nuova, ogni giorno è un'avventura, ma anche un campo minato dove impari presto che non tutto ciò che luccica è oro.
Ricordo i primi passi, non solo quelli con le gambe, ma quelli dell'anima.
Camminare in mezzo al mondo non è mai stato facile, nemmeno da bambino.
C'erano le prime paure, i primi rimproveri, le prime scoperte di quanto la vita possa essere dura anche quando sei piccolo.
Ma dentro tutto questo c'era anche la voglia di capire, di crescere, di imparare a non cadere troppo spesso.
Mia madre diceva sempre questa frase. Solo dopo ho capito cosa voleva dire.
Ci sono persone, tentazioni, occasioni che sembrano buone ma nascondono un morso.
Sono gli scorpioni e i serpenti del mondo, quelli che non strisciano per terra ma dentro i cuori.
Ti sorridono, ti offrono qualcosa di bello, e poi ti tolgono la pace.
Da piccolo forse non capivo bene tutto questo, ma lo sentivo.
Lo percepivo negli occhi di chi mentiva, nelle parole dolci che puzzavano di inganno.
La vita ti insegna presto a distinguere la verità dalle maschere, anche se a volte ti lascia cicatrici per farlo.
L'infanzia è una scuola silenziosa.
Ti insegna a cadere, a rialzarti, a chiedere scusa e a perdonare.
È in quei primi anni che impari la differenza tra chi ti tende la mano per aiutarti e chi lo fa per tirarti giù.
E allora cominci a fidarti solo di chi non ti chiede niente in cambio, di chi ti ama semplicemente perché ci sei.
Oggi guardo indietro e vedo quel bambino che cercava di capire come stare al mondo.
Un bambino che a volte si sentiva solo, ma che aveva dentro una luce che nessuna oscurità è riuscita a spegnere.
Forse era quella la voce della mia chiamata, già allora, quando ancora non sapevo pregare ma sentivo che Qualcuno mi ascoltava.
Crescere è questo: imparare a camminare senza smettere di credere.
Camminare tra i pericoli, tra gli inganni, tra le prove, ma con la certezza che ogni passo — anche quello sbagliato — ti avvicina a qualcosa di più grande.
E se oggi riesco ancora a camminare, è perché quel bambino dentro di me non ha mai smesso di provarci.
Nonostante tutto.
Con affetto,
Antonino +