Lettera n.5 – Il morso del peccato
Il peccato non arriva mai con il volto del male.
Non si presenta con corna e fiamme, ma con un sorriso, con una promessa, con qualcosa che sembra buono, giusto, perfino necessario.
È il cioccolatino che ti offrono quando hai fame, ma dentro è amaro.
Lo assaggi e ti sembra dolce, ma poi ti lascia un gusto che non va più via.
Da giovane non lo capivo.
Pensavo che peccare fosse solo fare cose sbagliate, quelle che tutti vedono.
Ma poi ho capito che il peccato vero è più sottile: nasce dentro, nei pensieri, nei desideri che accarezzi quando nessuno ti guarda.
È quel piccolo "sì" che dici al male quando ti fa comodo, quando ti promette un attimo di felicità, quando ti sussurra che tanto non fa niente.
E invece fa.
Fa tanto.
Ti addormenta lo spirito, piano piano.
Ti fa perdere il senso di ciò che conta davvero, e quando te ne accorgi, spesso sei già lontano da te stesso.
Il mondo è bravo a mascherarlo.
Ti dice che tutto è normale, che tutto è lecito, che basta seguire quello che ti fa stare bene.
Ma il "bene" senza verità non è bene: è solo un'illusione.
È come bere acqua salata: ti disseta per un momento, ma poi ti prosciuga ancora di più.
Il peccato non è solo qualcosa che fai, ma anche ciò che lasci fare, ciò che accetti in silenzio per paura o per stanchezza.
È quando smetti di cercare Dio, quando ti basta la superficie, quando pensi che non hai più bisogno di nessuno.
Eppure, dentro, senti che qualcosa ti manca, come una fame che non si spegne.
Ricordo certi momenti della mia vita in cui mi sono sentito vuoto.
Avevo tutto: lavoro, amici, risate, ma mancava l'essenziale.
Mi sembrava di vivere bene, ma in realtà stavo dormendo con gli occhi aperti.
Solo dopo, con il tempo, ho capito che quello era il morso del peccato: non il dolore che senti subito, ma la lenta anestesia dell'anima.
Il peccato ti fa perdere il gusto delle cose vere.
Non ami più come prima, non ti emozioni più per ciò che è puro.
Diventi un po' più freddo, un po' più cinico, un po' più lontano.
Eppure Dio non si stanca di bussare.
Anche quando ti allontani, Lui resta lì, silenzioso, come una luce che non si spegne mai.
Oggi so che il peccato non è la fine.
È una ferita, sì, ma una ferita che può guarire.
Serve il coraggio di riconoscerla, di dire "ho sbagliato", di rialzarsi.
Non per farsi belli agli occhi del mondo, ma per tornare a guardarsi dentro senza vergogna.
Perché la verità è questa: il male vince solo quando smetti di lottare.
E anche se cadi mille volte, se ti rialzi una volta di più, hai già vinto.
Con affetto,
Antonino +