Lettera n.6 – Lo zero accanto all'uno
Ho sempre pensato di essere uno "zero".
Non per finta umiltà, ma perché davvero, per tanto tempo, mi sono sentito così: invisibile, inutile, come se la mia presenza nel mondo non facesse alcuna differenza.
Eppure, un giorno ho capito che anche uno zero può avere un valore, dipende solo da dove si mette.
Se lo zero sta da solo, vale nulla.
Ma se lo metti accanto all'uno, diventa dieci.
E se ne metti un altro, cento.
È tutto lì: non serve essere l'uno, basta stare accanto a chi lo è.
Il mondo però non la pensa così.
Ci insegna che devi essere sempre il primo, il migliore, il più veloce, il più furbo.
Ma la vita non è una gara: è una fila, e davanti a te c'è sempre Qualcuno.
Quando impari a stare dietro, a fare spazio, a non voler essere sempre al centro, allora scopri il valore dello zero.
Perché lo zero che si mette accanto all'uno non perde nulla, anzi: moltiplica il valore di entrambi.
Ho incontrato tante persone che volevano essere "numero uno" in tutto: nel lavoro, negli affetti, perfino nella fede.
Ma spesso, dietro quella corsa, c'era solo paura: paura di non essere amati se non brillavano, paura di sparire nel silenzio.
Io invece, col tempo, ho imparato a trovare pace proprio nel mio essere "zero".
Nel fare le cose in silenzio, nel servire senza che nessuno se ne accorga, nel lasciare che altri ricevano gli applausi.
E sai una cosa? In quel silenzio ho sentito Dio più vicino che mai.
Vuol dire accettare di non dover sempre dimostrare qualcosa.
Essere zero non vuol dire essere niente.
Vuol dire accettare di non dover sempre dimostrare qualcosa.
Vuol dire avere il coraggio di mettersi accanto, non davanti.
È come dire: "Io ci sono, ma non per primeggiare. Ci sono per sostenere, per accompagnare, per dare valore a ciò che è già luce."
Il vero valore non sta nel numero, ma nel posto che occupi nel cuore degli altri.
Uno zero che si mette accanto per amore diventa infinito, perché l'amore non si misura con i numeri.
Si misura con la presenza, con il silenzio, con la fedeltà nei piccoli gesti.
Oggi, quando mi guardo allo specchio, non cerco più di vedere l'"uno" che non sono mai stato.
Mi basta sapere che, accanto a Qualcuno più grande di me, il mio piccolo zero può moltiplicare il bene.
E questo mi basta.
Perché in fondo, Dio non cerca numeri uno.
Cerca zeri disposti a mettersi accanto.
E io, nel mio piccolo, voglio restare lì: accanto a Lui, accanto a chi amo, accanto a chi cammina con me in questo viaggio che chiamiamo vita.
Con affetto,
Antonino +