Le Lettere di Antonino

di Pradd Mill

Lettera n.8 – La seconda chiamata: il ritorno a casa

Il completamento del cerchio della vita

C'è un momento, nella vita di ognuno, in cui si comincia a guardare indietro.

Non per rimpianto, ma per capire il senso del cammino.

Ti accorgi che il tempo è passato, che le stagioni si sono alternate come le onde di un mare tranquillo e agitato insieme, e ti chiedi: "Sto tornando a casa o mi sono perso lungo la strada?"

"Sto tornando a casa o mi sono perso lungo la strada?"

La seconda chiamata non è quella del corpo, ma dello spirito.

È quel richiamo silenzioso che senti dentro quando il rumore del mondo si fa troppo forte.

È una voce che non viene da fuori, ma dal profondo, e ti dice che è ora di tornare al punto da cui sei partito.

La prima chiamata ti ha spinto a venire nel mondo, a fare esperienza, a conoscere, a cadere, a rialzarti.

La seconda ti invita a ritrovare la via del ritorno, non per fuggire, ma per compiere il cerchio.

Io la sento spesso, quella voce.

Non parla con parole, ma con sensazioni.

A volte arriva nel silenzio della notte, altre nel rumore di una giornata stanca.

È come se qualcuno bussasse piano al cuore, dicendo: "Ricordati da dove vieni, ricordati chi sei."

La vita ti porta lontano, ti fa credere che la felicità sia nelle cose che possiedi, nei riconoscimenti, nei successi.

Ma col tempo capisci che nulla di tutto questo basta.

Tutto si consuma, tutto svanisce, e resta solo una domanda: "Hai imparato ad amare?"

Perché alla fine è solo questo che porteremo con noi.

Il ritorno a casa non è un viaggio geografico, ma interiore.

Il ritorno a casa non è un viaggio geografico, ma interiore.

È smettere di correre dietro a ciò che non dura e ricominciare a camminare verso ciò che conta davvero.

È perdonare chi ti ha ferito, chiedere scusa dove hai sbagliato, e alleggerire il cuore per poter volare più in alto.

Tornare a casa è anche accettare se stessi, con le proprie debolezze, le proprie cicatrici, le proprie paure.

È smettere di fingere di essere forti e imparare ad essere veri.

Spesso mi chiedo se saprò riconoscere la strada quando sarà il momento.

Se saprò dire di sì a quella voce che chiama con dolcezza, ma anche con fermezza.

Credo che il segreto sia restare svegli, non addormentarsi nello spirito.

Pregare, anche solo con un pensiero sincero.

Ringraziare, anche per ciò che non si comprende.

Amare, anche quando costa fatica.

La seconda chiamata è un dono.

È la possibilità di chiudere il cerchio della vita con pace.

Di tornare al Padre non con le mani piene di cose, ma con il cuore pieno di amore.

Perché nulla di ciò che abbiamo fatto di buono andrà perduto.

Ogni gesto di bene, ogni parola gentile, ogni perdono dato e ricevuto, è un seme che porteremo con noi nel giardino eterno.

Quando arriverà quel momento, spero di poter dire: "Ho fatto del mio meglio."

Non sarò stato perfetto, ma avrò cercato la luce, anche nei giorni più bui.

E se avrò aiutato anche solo una persona a credere un po' di più nell'amore, allora il mio viaggio avrà avuto senso.

Tornare a casa non è la fine, ma l'inizio di una nuova vita.

Una vita senza più fatica, senza più paura, senza più tempo.

Solo luce, solo pace, solo amore.

E lì, finalmente, capiremo che ogni passo, ogni dolore, ogni sorriso, ci ha sempre portati verso quella casa che ci aspettava da sempre.

Con affetto,
Antonino +